
Dal 5 dicembre 2025 al 19 aprile 2026, la Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta di Napoli ospiterà “Joan Miró: per poi arrivare all’anima”, una mostra che si impone nel panorama culturale italiano per la profondità teorica e la qualità del progetto. Organizzata da Navigare S.r.l. in collaborazione con il Lapis Museum e curata da Achille Bonito Oliva e Vittoria Mainoldi, l’esposizione si presenta come una raffinata indagine sul rapporto tra Miró, la parola e i processi della stampa, offrendo una lettura inedita e sorprendente del suo universo poetico.
Il percorso espositivo riunisce circa 120 opere – in gran parte litografie provenienti da collezioni private – che non si limitano a rivelare una produzione meno nota al grande pubblico, ma la elevano a chiave di accesso privilegiata alla visione complessiva dell’artista. Concentrarsi sull’opera grafica significa osservare la creazione nel momento in cui il pensiero prende forma con assoluta immediatezza: il segno si distende senza filtri, la linea si fa ritmo, la parola diventa immagine e l’immagine ritorna parola. Ne emerge un Miró più intimo, mentale e segretamente libero, soprattutto nelle litografie realizzate presso la storica stamperia Mourlot e nelle tavole dei cataloghi ragionati, dove la sintesi diventa un atto di precisione poetica.
La grafica offre inoltre l’accesso al laboratorio del Miró “letterario”, nutrito dal dialogo con poeti e scrittori che hanno attraversato le avanguardie europee: Tristan Tzara, Paul Éluard, Michel Leiris, René Char, Jacques Prévert, Raymond Queneau e Joan Brossa. Le loro parole diventano materia visiva: si frantumano, si allungano, ritrovano un corpo nuovo. Non più lettera, ma figura; non più significato, ma presenza.
Un capitolo centrale è dedicato all’universo irriverente di Ubu Roi, creato da Alfred Jarry, personaggio che Miró adotta e reinventa con feroce ironia. Le litografie, le incisioni, i disegni e persino le sculture dedicate a Ubu non costituiscono solo un omaggio al teatro di Jarry, ma un autentico esercizio di smascheramento poetico: Ubu diventa caricatura dell’autorità, simbolo della stupidità del potere, maschera necessaria a ribaltare l’ordine borghese attraverso un segno capace di essere insieme infantile e sofisticato.
Accanto alle collaborazioni letterarie e ai cicli narrativi, emergono i temi fondanti dell’immaginario dell’artista: la figura femminile, la vitalità degli uccelli, i celebri Personnages, creature liminali sospese tra umano e cosmico. Sono presenze archetipiche che abitano un mondo originario governato non dalla logica ma dall’intuizione, dove colore e forma agiscono come elementi primordiali, strumenti di un linguaggio che rifiuta la descrizione per cercare la risonanza emotiva e la vibrazione interiore.
La scelta della Basilica della Pietrasanta come sede espositiva è al tempo stesso estetica e concettuale: lo spazio sacro amplifica la dimensione spirituale della ricerca di Miró. Le litografie, sospese tra gioco e rito, leggerezza e profondità, trovano nell’architettura antica un contrappunto che ne esalta la qualità meditativa. Il dialogo tra modernità e sacralità non genera contrasto, ma un inatteso equilibrio che permette allo spettatore di percepire appieno la densità simbolica del lavoro dell’artista. “Per poi arrivare all’anima” non è solo il titolo dell’esposizione: è la dichiarazione d’intenti di una retrospettiva che invita a rallentare, osservare, lasciarsi interrogare da segni che sembrano semplici e invece custodiscono la complessità di un mondo interiore inesauribile.
INFO
Dal 5 dicembre 2025 al 19 aprile 2026
Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta
Piazzetta Pietrasanta, 17/18 – Napoli
Orari: Lunedì-Venerdì: 09:30 – 19:30
Sabato, Domenica e Festivi: 09:30 – 20:30