odissea

Al Metropolitan Museum di New York è tornato in mostra un papiro di 2.300 anni fa, considerato il più antico frammento superstite conosciuto dell’Odissea. Tre versi assenti dal testo oggi tramandato raccontano quanto fosse mobile la trasmissione del poema nell’antichità.

Pochi centimetri di papiro possono raccontare una storia lunga più di duemila anni. È il caso del frammento dell’Odissea nuovamente esposto al Metropolitan Museum di New York: un reperto datato tra il 285 e il 250 a.C., nella prima metà del III secolo avanti Cristo, considerato il più antico frammento superstite conosciuto del poema attribuito a Omero. Il papiro, lungo appena 19,1 centimetri, è visibile dal 5 agosto 2026 nella Gallery 162, all’interno delle sale dedicate all’arte greca e romana. Conserva alcuni versi del XX libro dell’Odissea, ma soprattutto presenta una caratteristica di grande rilievo: tre righe che non compaiono nella versione standard del poema arrivata fino a noi. È una piccola differenza, ma dice molto sulla storia del testo. Nell’antichità l’Odissea non era necessariamente un’opera fissa e identica in ogni sua copia. Prima di essere consegnata alla scrittura, era stata per secoli una composizione trasmessa oralmente e affidata alla memoria e alla recitazione degli aedi. Le diverse tradizioni potevano quindi conservare aggiunte, omissioni o varianti.

La storia di un testo mai del tutto immutabile

Il frammento appartiene all’Egitto dell’età tolemaica e testimonia una fase nella quale i poemi omerici erano già stati messi per iscritto, ma la loro trasmissione non era ancora riconducibile necessariamente a un’unica forma definitiva. Il concetto stesso di “originale”, applicato ai grandi testi dell’antichità, va dunque interpretato diversamente da come lo intendiamo oggi. Le copie potevano presentare differenze e conservare tracce di tradizioni locali o di versioni precedenti. Il papiro del Met rappresenta una testimonianza concreta di questa complessa storia. Come ha spiegato Sean Hemmingway, curatore responsabile del Dipartimento di Arte Greca e Romana del museo, si tratta di una testimonianza eccezionalmente rara di un poema orale così antico. Il frammento può inoltre essere osservato da entrambi i lati: sul retro è particolarmente evidente la struttura intrecciata delle fibre del papiro, che restituisce anche la dimensione materiale del documento.

Il viaggio di Ulisse e il viaggio del testo

Il reperto è inserito in un percorso più ampio dedicato alla fortuna dell’Odissea nella collezione del Metropolitan Museum. Sono sette le testimonianze esposte, legate ad alcuni degli episodi più celebri del poema: dal Cavallo di Troia agli incontri con Polifemo e Circe, fino ad Atena e al ritorno di Ulisse a Itaca. Il frammento aggiunge a questo percorso un viaggio diverso: quello compiuto dall’Odissea nel corso dei secoli. Non soltanto il viaggio dell’eroe, dunque, ma quello del poema stesso, passato dalla tradizione orale alla scrittura e poi attraverso una lunga successione di copie, versioni e reinterpretazioni.

Dal ritrovamento in Egitto al Met

La storia moderna del papiro comincia nel 1902, quando fu rinvenuto nei pressi dell’antica città egiziana di El Hibeh. Nel 1909 arrivò al Metropolitan Museum come dono dell’Egypt Exploration Fund, entrando nella collezione di arte greca e romana. Il reperto conserva così una doppia memoria. Da una parte documenta la cultura materiale dell’Egitto ellenistico: il papiro come supporto, l’inchiostro ottenuto da carbone e acqua e le tecniche di scrittura dell’epoca. Dall’altra custodisce le tracce di una tradizione poetica molto più antica del manufatto stesso. È proprio questa sovrapposizione a renderlo prezioso. Le fibre appartengono al mondo ellenistico; le parole rimandano invece a una storia iniziata secoli prima. Il frammento non permette di ricostruire una versione completa alternativa dell’Odissea, né restituisce un testo perduto nella sua interezza. Ma dimostra qualcosa di fondamentale: già nel III secolo a.C. il poema poteva circolare in forme differenti. E così, osservando quei pochi centimetri di papiro, non si torna soltanto indietro di 2.300 anni. Si entra nella storia di un’opera che, prima di diventare il testo che conosciamo oggi, è stata soprattutto una voce in movimento.

 

Photo Credits: Metropolitan Museum of New York