In una svolta epocale per l’astrofisica, un team di scienziati ha individuato prove concrete della presenza di un’atmosfera attorno a LHS 1140b, un esopianeta roccioso situato nella costellazione della Balena. La scoperta, pubblicata sulla prestigiosa rivista Science, riaccende con forza il dibattito e la speranza di trovare mondi extrasolari capaci di ospitare forme di vita. LHS 1140b non è un gigante gassoso come Giove o Saturno, ma un mondo solido che orbita all’interno della cosiddetta zona abitabile della sua stella. Questa regione dello spazio si trova alla distanza ideale dal proprio sole per consentire temperature superficiali in grado di mantenere l’acqua allo stato liquido, un prerequisito fondamentale per la vita così come la conosciamo.

Fino ad oggi, la ricerca di atmosfere su pianeti rocciosi di dimensioni simili a quelle della Terra si è scontrata con enormi limiti tecnologici, rivelando per lo più mondi spogli o con strati di gas troppo rarefatti per essere decifrati. Per superare l’ostacolo, il planetologo Collin Cherubim, dell’Università di Harvard e i suoi colleghi si sono concentrati su LHS 1140b, un corpo celeste scoperto originariamente nel 2017 che ruota attorno a una nana rossa a circa 15 parsec (circa 49 anni luce) da noi. Sulla base di sofisticati modelli matematici al computer, i ricercatori avevano ipotizzato che il pianeta stesse perdendo elio nello spazio.

Per verificare la teoria, il team ha puntato il potente telescopio Magellan Clay dell’Osservatorio di Las Campanas, in Cile, verso il pianeta per un totale di 6 ore e mezza tra il 2024 e il 2025. I dati raccolti tramite spettroscopia ad assorbimento nel vicino infrarosso hanno confermato le previsioni: una massiccia quantità di elio sta evaporando dalla parte superiore dell’atmosfera. Trovare atmosfere su pianeti rocciosi è da sempre uno dei traguardi più importanti nel campo degli esopianeti ‒ ha commentato Cherubim.

Per supportare la vita di tipo terrestre, un pianeta ha bisogno di tre ingredienti fondamentali: una superficie rocciosa, acqua liquida e un’atmosfera. LHS 1140b potrebbe averli tutti e tre.  Se l’alta atmosfera è ricca di elio, la composizione chimica degli strati inferiori – quelli a contatto con la superficie – resta ancora avvolta nel mistero. Gli scienziati sospettano che l’atmosfera interna possa contenere molecole ossidate come l’anidride carbonica (CO_2) e, soprattutto, vapore acqueo. Tuttavia, servono dati sperimentali più solidi prima di poter cantare vittoria.

L’astrofisica Sara Seager del Massachusetts Institute of Technology (MIT), non direttamente coinvolta nello studio, ha definito la scoperta un “tassello mancante straordinario” per comprendere se i pianeti rocciosi esterni al nostro sistema solare possano effettivamente trattenere un involucro di gas per regolare il proprio clima e proteggersi dalle radiazioni stellari. La prudenza nel mondo scientifico rimane d’obbligo. Lo studio non può ancora certificare la presenza reale di acqua liquida in superficie e gli stessi autori sottolineano che il risultato dovrà essere replicato da future sessioni osservative. LHS 1140b, tuttavia, smette di essere una semplice ipotesi e diventa ufficialmente uno dei candidati principali nella ricerca di una seconda Terra.

Source: Cherubim, C. et al. (2026) ‒ “Observations of helium escaping from the atmosphere of the rocky exoplanet LHS 1140b” (Science)