Nata in Australia, cresciuta con uno sguardo aperto sul mondo e con un patrimonio culturale che unisce le radici irlandesi a quelle eoliane, l’imprenditrice Sarah Tomasello ha scelto di trasformare il suo profondo legame con l’isola di Lipari in un progetto imprenditoriale di successo. Insieme al marito, Emanuele Carnevale, ha dato vita ad Aeolian Charme Collection, un modello di ospitalità che ha saputo coniugare eleganza, autenticità e valorizzazione del territorio. Imprenditrice, promotrice del territorio e autentica ambasciatrice delle Isole Eolie, Sarah Tomasello racconta la sua idea di ospitalità, le sfide di fare impresa su un’isola, il valore della sostenibilità e la visione di un turismo capace di evolvere senza smarrire l’anima dei luoghi.

Australia, Irlanda e Sicilia: tre mondi apparentemente distanti che si fondono nella Sua storia personale. In che modo questo bagaglio multiculturale ha influenzato il Suo approccio all’ospitalità e la Sua visione imprenditoriale?

Sono nata in Australia, da madre irlandese e padre eoliano, e sono cresciuta tra culture che, in realtà, si assomigliano molto più di quanto possa sembrare. Sia quella irlandese sia quella siciliana attribuiscono un grande valore alla famiglia, all’accoglienza, alle tradizioni e al senso di appartenenza. Mia madre, pur essendo cattolica e conservatrice, aveva avuto un percorso di crescita che l’aveva resa allo stesso tempo molto aperta e tollerante, forse anche più di quanto lo fosse la società siciliana nel periodo in cui arrivò alle Eolie. Da lei ho imparato a guardare le differenze con curiosità e rispetto e a considerarle una ricchezza, non un ostacolo. Dell’Australia non avevo ricordi diretti, se non quelli affidati alle fotografie di famiglia, ma per me ha sempre rappresentato una sorta di trait d’union con un mondo lontano. Quel legame continuava a vivere anche attraverso i parenti che venivano a trovarci durante l’estate e portavano con sé racconti, abitudini e prospettive diverse dalle nostre. Anche la conoscenza dell’inglese ha avuto un ruolo importante. In anni in cui alle Eolie erano ancora in pochi a parlarlo, ha rappresentato certamente un quid in più. Mi ha aiutata non soltanto a comunicare con gli ospiti stranieri, ma anche a comprenderne meglio le aspettative, le esigenze e il modo di vivere il viaggio. Tutto questo ha influenzato profondamente sia il mio approccio all’ospitalità sia la mia visione imprenditoriale. Mi ha permesso di immaginare un’accoglienza fortemente radicata nell’identità eoliana, ma allo stesso tempo aperta al mondo e capace di dialogare con culture diverse. Per me accogliere significa proprio questo: far conoscere l’autenticità del nostro territorio, creando però le condizioni affinché ogni ospite possa sentirsi compreso e a proprio agio.

“Aeolian Charme Collection” nasce dall’incontro tra una visione imprenditoriale e un forte legame con il territorio. Qual è stata la scintilla che ha portato Lei e suo marito, Emanuele Carnevale, a dare vita a questo progetto e quali valori avete voluto imprimere fin dall’inizio?

La scintilla risale addirittura ai primi anni della nostra storia insieme. Quando io ed Emanuele ci siamo conosciuti, ero ancora all’università. Un giorno mi chiese che cosa avrei voluto fare da grande e io risposi: «Vorrei dirigere un hotel». Lui mi disse: «E io vorrei possederlo». Allora sembrava quasi un gioco, ma quella frase conteneva già il seme di quello che avremmo costruito negli anni successivi. Aeolian Charme Collection è nata passo dopo passo, dall’incontro tra le nostre competenze, il desiderio di creare qualcosa insieme e il legame profondo con Lipari. Fin dall’inizio abbiamo voluto costruire un’ospitalità fondata sull’autenticità, sull’attenzione alla persona, sul rispetto dei luoghi e sulla valorizzazione del territorio. Non abbiamo mai desiderato creare strutture standardizzate. Volevamo che ogni hotel avesse una propria identità e che, allo stesso tempo, chi vi soggiornasse potesse riconoscere una stessa idea di cura e di accoglienza.

Ogni struttura della Collection possiede un’anima e una personalità ben definite. Come riuscite a calibrare l’unicità di ciascuna esperienza, mantenendo intatta la coerenza del brand e una visione d’insieme riconoscibile?

Ogni struttura è legata al luogo in cui si trova e ha caratteristiche molto diverse. Alcune sono immerse nel silenzio e nella natura, altre sono più vicine al centro e alla vita dell’isola; alcune offrono grandi panorami, altre una dimensione più intima e familiare. Non cerchiamo quindi di renderle uguali. Al contrario, partiamo proprio dalla loro diversità e la valorizziamo. La coerenza del brand nasce dai valori comuni: la qualità dell’accoglienza, l’attenzione ai dettagli, la disponibilità verso l’ospite, la conoscenza del territorio e il desiderio di offrire un’esperienza autentica delle Eolie. In altre parole, le strutture hanno personalità differenti, ma parlano la stessa lingua. L’ospite deve percepire di trovarsi in un luogo unico, senza sentirsi mai all’interno di un modello impersonale o replicato.

Essere imprenditori in un contesto insulare significa affrontare sfide specifiche, dalla logistica alla gestione delle risorse. Quali sono gli aspetti più complessi del fare impresa su un’isola e quali, invece, rappresentano un valore aggiunto?

Fare impresa su un’isola significa imparare a convivere con una complessità quotidiana che spesso, dall’esterno, non è immediatamente visibile. La logistica è certamente una delle difficoltà principali: ogni fornitura deve arrivare via mare, i trasporti possono risentire delle condizioni meteorologiche e anche un piccolo imprevisto richiede tempi e soluzioni differenti rispetto alla terraferma. Un’altra sfida è la gestione delle risorse umane. La stagionalità rende più difficile creare continuità, formare il personale e garantire standard elevati nei periodi di maggiore intensità. Allo stesso tempo, però, l’insularità rappresenta anche uno dei nostri più grandi valori. Vivere e lavorare su un’isola significa conoscere profondamente il territorio, creare relazioni autentiche e far parte di una comunità ancora molto presente. Questo aspetto è importante anche per i nostri collaboratori che arrivano da fuori. La forza della comunità fa sì che non si sentano completamente soli o estranei: hanno la possibilità di entrare in contatto con la nostra cultura, con le nostre abitudini e con un modo di vivere più basato sulle relazioni. Probabilmente è anche per questo che una parte di loro sceglie di tornare anno dopo anno e, in alcuni casi, decide persino di trasferirsi stabilmente alle Eolie. Per un’impresa turistica questo rappresenta un grande valore, perché la continuità delle persone permette di costruire esperienza, fiducia e senso di appartenenza. E quando un collaboratore si sente parte del luogo, riesce anche a trasmetterlo meglio all’ospite. L’isola impone dei limiti, ma proprio quei limiti ci insegnano a essere creativi, flessibili e capaci di trovare soluzioni. E, nello stesso tempo, ci ricordano quanto il capitale umano e le relazioni siano centrali nel nostro lavoro.

Quali strategie avete adottato per affrontare la stagionalità e promuovere un turismo capace di valorizzare Lipari durante tutto l’anno?

La prima strategia è stata cambiare il racconto delle Eolie. Troppo spesso vengono presentate soltanto come una destinazione balneare, legata ai mesi di luglio e agosto. In realtà, le isole offrono esperienze molto diverse durante tutto l’anno. In primavera e in autunno si possono fare trekking, escursioni naturalistiche, visite culturali, degustazioni ed esperienze legate alla gastronomia e alle tradizioni locali. Anche l’inverno permette di scoprire una dimensione più intima e autentica della vita isolana. Abbiamo cercato, quindi, di rivolgerci anche a segmenti diversi dal turismo balneare tradizionale, collaborando con gruppi, eventi, produzioni e progetti capaci di vivere il territorio fuori stagione. Lo scorso inverno, per esempio, ho collaborato con un gruppo di freelance alla realizzazione di un progetto che univa coliving e coworking alla possibilità di vivere esperienze autentiche alle Eolie. I partecipanti potevano lavorare da remoto, condividere spazi e momenti di vita quotidiana e, nello stesso tempo, conoscere il territorio attraverso attività, incontri ed esperienze locali. È stata un’esperienza particolarmente interessante perché ha mostrato come le Eolie possano attrarre anche persone che non vengono semplicemente per una vacanza, ma scelgono di fermarsi più a lungo, continuando a lavorare e instaurando un rapporto più profondo con il luogo e con la comunità. Personalmente, attraverso la mia attività di comunicazione come Eolie Local Expert, cerco di mostrare le isole così come sono realmente: non soltanto nel pieno dell’estate, ma nelle diverse stagioni, con le loro luci, i loro ritmi e la loro quotidianità. La destagionalizzazione, però, non può dipendere soltanto dagli operatori privati. Richiede collegamenti affidabili, servizi aperti, programmazione e una visione condivisa della destinazione.

Quanto conta la comunicazione digitale nella costruzione dell’identità di una destinazione turistica?

Conta moltissimo, perché oggi una destinazione spesso viene conosciuta per la prima volta attraverso uno schermo. La comunicazione digitale può creare desiderio, ma porta con sé anche una grande responsabilità. Non basta pubblicare belle immagini: bisogna raccontare un luogo in modo corretto, rispettoso e coerente con la sua identità. Io vivo a Lipari tutto l’anno e questo mi permette di mostrare le Eolie da una prospettiva diversa. Non racconto soltanto ciò che può attirare il turista, ma anche le tradizioni, le persone, i paesaggi meno conosciuti, i cambiamenti delle stagioni e la vita reale dell’isola. Credo molto nella figura del local expert, perché oggi il viaggiatore cerca informazioni attendibili, consigli personalizzati e una conoscenza che non sia superficiale. La comunicazione digitale può contribuire alla valorizzazione di una destinazione, purché non la trasformi in una semplice scenografia o in una serie di luoghi da fotografare e collezionare.

Le Isole Eolie sono un patrimonio naturale e culturale unico al mondo. In che modo un progetto di ospitalità di alta gamma può contribuire alla tutela e alla valorizzazione dell’identità locale senza snaturarne l’essenza?

L’alta gamma, secondo me, non deve essere sinonimo di ostentazione o di omologazione. Il vero lusso, soprattutto alle Eolie, è poter vivere il territorio in modo autentico, con tempo, spazio, bellezza e attenzione. Una struttura ricettiva può contribuire alla tutela dell’identità locale scegliendo di lavorare con produttori, artigiani, guide, pescatori e operatori del territorio; raccontando correttamente la cultura delle isole; valorizzando l’architettura, i materiali e la gastronomia locale. È importante anche orientare l’ospite verso comportamenti rispettosi, senza imporre regole in maniera fredda, ma spiegando il valore e la fragilità dei luoghi. Il rischio nasce quando si tenta di adattare il territorio alle aspettative di un turismo standardizzato. Noi dobbiamo fare il contrario: accompagnare il visitatore alla scoperta delle Eolie per ciò che sono, senza trasformarle in qualcosa che non appartiene loro.

L’ospitalità di lusso richiede attenzione ai dettagli, ma anche capacità di anticipare i desideri degli ospiti. Qual è il dettaglio, anche apparentemente piccolo, che, a Suo avviso, può fare la differenza nell’esperienza di soggiorno?

Credo che il dettaglio più importante sia far capire all’ospite che è stato ascoltato e che ci si sta prendendo cura di lui con autentica disponibilità. La gentilezza, la proattività e la capacità di anticipare un’esigenza fanno certamente la differenza, ma ancora di più conta il modo in cui vengono espresse. L’ospite percepisce immediatamente se un gesto viene compiuto per dovere oppure con una disposizione mentale sincera, con il sorriso e con il desiderio reale di trovare una soluzione. Può trattarsi di ricordare una preferenza comunicata prima dell’arrivo, fornire spontaneamente un’informazione utile, proporre un’alternativa quando qualcosa non è possibile o intervenire rapidamente davanti a un imprevisto. Non sempre ciò che fa la differenza ha un costo elevato: spesso sono il tono, l’attenzione e la disponibilità a determinare il ricordo che l’ospite porterà con sé. Sappiamo di vivere e lavorare in luoghi straordinari, ma anche in un territorio insulare che può presentare più difficoltà rispetto ad altre destinazioni: collegamenti condizionati dal mare, distanze, servizi non sempre immediati e piccoli disagi legati alla natura stessa delle isole. Non possiamo eliminare ogni limite, ma possiamo certamente colmare molti di questi gap attraverso la qualità della relazione e dell’assistenza. Quando l’ospite comprende che stiamo facendo tutto il possibile, con attenzione e senza farlo sentire un peso, anche una difficoltà può trasformarsi in un’esperienza di autentica ospitalità.

Nel corso degli anni il vostro lavoro è stato premiato con importanti riconoscimenti, tra cui le Tre Corone Oro Sicilia. Guardando al percorso compiuto, qual è stata la sfida più difficile da affrontare e quale traguardo Le ha regalato la maggiore soddisfazione, sia sul piano professionale sia su quello umano?

La sfida più difficile è stata probabilmente riuscire a crescere senza perdere il controllo della qualità e senza allontanarci dai valori con cui avevamo iniziato. Ogni nuova struttura, ogni progetto e ogni ampliamento comportano responsabilità maggiori. Significa coordinare persone, affrontare imprevisti, prendere decisioni difficili e continuare a garantire un’accoglienza autentica anche quando l’organizzazione diventa più complessa. I riconoscimenti ricevuti rappresentano certamente una conferma importante del lavoro svolto. Personalmente, alcuni anni fa ho ricevuto il premio “Best Destination Advisor” durante Albergatore Pro, la convention annuale dedicata agli albergatori. È stato un riconoscimento particolarmente significativo, perché ha premiato non soltanto il mio lavoro nel settore dell’ospitalità, ma anche l’impegno nella promozione e nel racconto delle Eolie. Un’altra grande soddisfazione è stata vedere le nostre strutture scelte per ospitare diverse produzioni televisive, tra cui Donnavventura, Linea Blu, Linea Verde e Sì Viaggiare. A queste si aggiungono altri progetti che andranno in onda in autunno, ma sui quali, per il momento, preferisco non anticipare nulla. Ogni volta è motivo di orgoglio, perché significa che il nostro lavoro contribuisce a far conoscere le Eolie a un pubblico sempre più ampio. Tuttavia, la soddisfazione più grande resta vedere un progetto nato da un sogno condiviso con mio marito diventare una realtà capace di creare occupazione, valorizzare il territorio e accogliere persone provenienti da tutto il mondo. Sul piano umano, mi emoziona quando un ospite torna, quando un collaboratore cresce con noi o quando qualcuno ci dice di avere scoperto, grazie ai nostri consigli, una parte delle Eolie che non conosceva. È in quei momenti che comprendo il vero valore del nostro lavoro.

Guardando alle nuove generazioni di imprenditori del turismo, quale consiglio darebbe a chi desidera realizzare un progetto legato alla valorizzazione del territorio?

Consiglierei innanzitutto di conoscere profondamente il territorio che si vuole valorizzare. Non basta viverci o amarlo: bisogna studiarne la storia, comprenderne le fragilità, ascoltare chi vi abita e riconoscere ciò che lo rende diverso da qualunque altra destinazione. Sottolineerei, però, con molta chiarezza, che in questo settore non ci si improvvisa. Possedere un immobile e trasformarlo in un B&B, in un affittacamere o in un hotel non significa automaticamente diventare un host o un buon padrone di casa. L’ospitalità richiede preparazione, competenze organizzative, capacità di relazione, conoscenza delle normative, attenzione ai numeri, gestione degli imprevisti e disponibilità a lavorare quando gli altri sono in vacanza. Quando possibile, ritengo molto utile anche avere maturato un’esperienza precedente nel settore, perché permette di comprendere davvero che cosa accade dietro le quinte e quali siano le aspettative degli ospiti. Anche la conoscenza delle lingue è fondamentale, ma oggi l’inglese da solo non basta più. Il turismo è sempre più internazionale e conoscere altre lingue, o comunque sviluppare una forte sensibilità interculturale, aiuta a comunicare meglio, evitare incomprensioni e comprendere esigenze molto diverse tra loro. È importante avere una visione, ma anche molta concretezza. La passione è necessaria, ma non è sufficiente: servono formazione continua, disciplina, capacità di ascolto e umiltà. Direi inoltre di non copiare modelli che funzionano altrove. Un progetto legato al territorio deve nascere dal territorio stesso, rispettarne l’identità e offrire qualcosa di autentico. Infine, consiglierei di avere pazienza. Le realtà solide non si costruiscono velocemente: crescono attraverso l’esperienza, gli errori, l’ascolto e la coerenza.

L’espansione della Collection, con nuovi progetti dedicati anche a ville e residenze di charme, testimonia una visione in continua evoluzione. Come immagina il futuro dell’ospitalità di alta gamma alle Eolie e quali saranno le prossime sfide per Aeolian Charme Collection?

Immagino un’ospitalità sempre più personalizzata, capace di coniugare comfort, autenticità, privacy e relazione con il territorio. Il viaggiatore di alta gamma oggi non cerca necessariamente il lusso tradizionale. Cerca esperienze che abbiano significato, luoghi con un’identità precisa, servizi flessibili e la possibilità di vivere la destinazione in modo personale. Per comprendere la nostra visione futura, però, credo sia utile ricordare anche come siamo arrivati fin qui. Aeolian Charme Collection è diventato uno dei gruppi più grandi delle Eolie, mantenendo una caratteristica per noi molto importante: i titolari sono tutti Eoliani e il progetto è profondamente legato al territorio. Uno dei passaggi fondamentali nella nostra crescita non è stato soltanto l’aumento del numero delle strutture gestite, ma la scelta di creare un ufficio prenotazioni centralizzato, aperto tutto l’anno, capace di canalizzare tutte le richieste: quelle dei clienti diretti, della clientela individuale che prenota attraverso agenzie, tour operator o OTA, ma anche quelle relative a gruppi, convegni, eventi MICE e matrimoni. Questa esigenza è nata soprattutto da due considerazioni. La prima è che un potenziale ospite che si prende la briga di telefonare, scrivere una mail o inviare un messaggio WhatsApp deve ricevere tutta l’attenzione e il tempo necessari per porre domande, chiarire i propri dubbi e capire se il soggiorno che sta valutando sia realmente adatto alle sue esigenze. Lo stesso vale per un agente di viaggio o un tour operator che deve organizzare il soggiorno di un cliente individuale, di un gruppo, di un ricevimento di matrimonio o di un convegno: ha bisogno di un interlocutore preparato, disponibile e capace di conoscere l’intera offerta. La seconda motivazione era alleggerire le reception delle singole strutture dalle telefonate e dalle email legate alle nuove prenotazioni, affinché il loro tempo e la loro attenzione potessero essere dedicati completamente agli ospiti già presenti in hotel. Nel tempo, questo ufficio ha sviluppato un patrimonio di competenze che oggi ci permette di andare oltre la gestione delle nostre strutture. Abbiamo iniziato a occuparci anche di appartamenti aperti tutto l’anno e non di nostra proprietà, oltre che della gestione delle vendite dirette e online di un affittacamere. È proprio da questo know-how che nasce il desiderio di ampliare ulteriormente la nostra offerta con ville, case e residenze di charme, non necessariamente soltanto a Lipari, ma in futuro forse anche nelle altre isole dell’arcipelago. La sfida sarà crescere senza perdere l’identità, evitando di standardizzare l’esperienza e mantenendo il rapporto umano che ha sempre caratterizzato il nostro modo di fare ospitalità. Per Aeolian Charme Collection il futuro non consiste semplicemente nell’aggiungere nuove strutture, ma nel mettere a disposizione competenze, organizzazione e conoscenza del territorio, costruendo un sistema di ospitalità Eoliano sempre più completo, riconoscibile e professionale.

Se dovesse descrivere, con una sola immagine o emozione, ciò che rappresentano oggi le Eolie per Lei, quale sceglierebbe?

Le Eolie, per me, sono un orizzonte infinito, completato dalla presenza delle isole sorelle. Il mare conserva tutta la sua immensità e quella sensazione di non avere confini, ma le sagome delle isole, vicine o lontane, non interrompono l’orizzonte: lo rendono più bello, più ricco, quasi perfetto. Da alcune isole riesci a vederle tutte, o quasi; da altre ne scorgi soltanto una. Ma è sempre una presenza che accompagna lo sguardo e ti ricorda che ogni isola è parte di qualcosa di più grande. Le sento profondamente casa, eppure non ho mai la sensazione di conoscerle fino in fondo. Non finisco mai di scoprirle: attraverso un sentiero, una prospettiva dal mare, una luce diversa o una storia che non avevo ancora ascoltato. Forse è proprio questo che rappresentano oggi per me: un orizzonte familiare e infinito, che continua a sorprendermi.

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