Nuove analisi fanno luce sull’identità del corpo celeste che, circa 66 milioni di anni fa, cambiò radicalmente la storia del pianeta, causando l’estinzione dei dinosauri non aviani e di circa il 75% delle specie viventi. Secondo una ricerca pubblicata sulla rivista Science Advances, il meteorite responsabile dell’impatto apparteneva a una categoria estremamente rara di rocce spaziali: le cosiddette condriti carbonacee di tipo CO (Ornans), considerate tra i materiali più antichi mai formatisi nel Sistema Solare, con un’età stimata di circa 4,6 miliardi di anni. Lo studio, coordinato dall’Istituto di Fisica della Terra di Parigi (IPGP), si è basato sull’analisi dello strato di argilla che si depositò su scala globale dopo il catastrofico impatto. Proprio la composizione chimica di questi sedimenti ha permesso ai ricercatori di ricostruire con maggiore precisione la natura del corpo extraterrestre che colpì la Terra. Resta invece ancora aperta la questione della sua provenienza. Gli studiosi ritengono plausibili due scenari: il meteorite potrebbe essersi originato nelle regioni più esterne del Sistema Solare oppure nella fascia principale degli asteroidi, situata tra le orbite di Marte e Giove.

Le condriti carbonacee della classe Ornans sono molto diverse dai meteoriti comunemente conservati nelle collezioni museali – spiega Philippe Claeys della Vrije Universiteit di Bruxelles, tra gli autori della ricerca. Presentano una quantità significativamente inferiore di elementi volatili, in particolare dello zolfo, rispetto ad altre classi di meteoriti rinvenute sulla Terra. Il fatto che il nostro pianeta sia stato colpito proprio da un oggetto così raro e proveniente da una regione tanto distante rende ancora più straordinaria questa vicenda evolutiva. La scoperta offre anche nuovi elementi per comprendere le dinamiche che trasformarono quell’impatto in una catastrofe planetaria. Per anni gli scienziati hanno ipotizzato che il rilascio di grandi quantità di zolfo nell’atmosfera avesse avuto un ruolo determinante nell’alterazione del clima terrestre. I risultati del nuovo studio indicano invece che, nel caso di una condrite CO, il contenuto relativamente basso di questo elemento rende meno probabile tale ipotesi. A provocare gli effetti più devastanti sarebbero state soprattutto le immense quantità di polveri e detriti sollevate nell’atmosfera dall’impatto. Questo materiale avrebbe schermato la luce del Sole per un lungo periodo, innescando un rapido raffreddamento globale e un prolungato oscuramento del pianeta, condizioni che compromisero gli ecosistemi terrestri e marini fino a determinare una delle più imponenti estinzioni di massa mai registrate nella storia della Terra.