
Il rover della NASA ha individuato tracce di antiche coste modellate dalle onde e rocce trasformate dall’acqua sotterranea. Una scoperta che amplia la conoscenza del passato abitabile del Pianeta Rosso.
Marte continua a rivelare tracce di un passato molto diverso dal suo stato attuale. Nuove osservazioni del rover Perseverance della NASA hanno individuato nel cratere Jezero evidenze compatibili con un’antica linea costiera, modellata dalle onde di un lago esistito circa 3,5 miliardi di anni fa. I risultati, frutto di uno studio internazionale guidato dall’Imperial College di Londra e pubblicato sul Journal of Geophysical Research: Planets, riguardano la Margin Unit, una formazione geologica che si estende lungo il margine interno del cratere.
Tra vulcani e acque sotterranee
Esplorata da Perseverance tra il 2023 e il 2024, la Margin Unit era da tempo oggetto di discussione tra gli scienziati. Le nuove analisi indicano che una parte importante della formazione sarebbe costituita da roccia ignea, probabilmente legata a un antico lago di lava. Dopo il raffreddamento, la roccia sarebbe stata profondamente modificata dalla circolazione di acque sotterranee ricche di anidride carbonica. L’alterazione di minerali come l’olivina avrebbe favorito la formazione di carbonati, lasciando tracce di prolungati processi idrotermali. Sulla Terra, ambienti simili possono ospitare comunità microbiche e sono per questo particolarmente interessanti per la ricerca sull’abitabilità di Marte.
L’impronta di un’antica spiaggia marziana
La scoperta più suggestiva arriva dalla parte inferiore della Margin Unit. Perseverance ha individuato arenarie stratificate composte da granuli arrotondati, caratteristiche compatibili con l’azione delle onde. Secondo i ricercatori, si tratterebbe dei resti di una vera spiaggia marziana. Le onde dell’antico lago avrebbero eroso le rocce, trasportato i sedimenti e arrotondato progressivamente i granuli lungo la costa. La posizione dei depositi è particolarmente importante: la spiaggia si trova sotto il delta fluviale del Jezero. Questo suggerisce che il lago fosse già presente prima della formazione del delta, indicando una storia dell’acqua più lunga e complessa.
Un secondo lago nel passato di Marte
Indizi altrettanto interessanti arrivano dalla formazione Bright Angel, dove sono stati individuati spessi strati di argillite. La loro presenza suggerisce che l’area sia stata sommersa dall’acqua e potrebbe indicare l’esistenza di un secondo lago situato più a monte. La ricostruzione è quella di un Marte primitivo caratterizzato da laghi, fiumi, coste e sistemi di acque sotterranee che interagivano per lunghi periodi.
Il destino dei campioni e il futuro della missione
Perseverance ha raccolto campioni della Margin Unit e di Bright Angel che potrebbero offrire risposte decisive se riportati sulla Terra. Le analisi di laboratorio permetterebbero di datare con maggiore precisione le rocce e cercare eventuali biofirme, cioè tracce compatibili con un’antica attività biologica. Il programma Mars Sample Return, concepito per riportare i campioni sulla Terra, è però alle prese con difficoltà tecniche e finanziarie e la NASA sta valutando nuove soluzioni. Per ora, dunque, le risposte restano su Marte. Ma le antiche spiagge di Jezero raccontano già di un pianeta nel quale l’acqua e ambienti potenzialmente favorevoli alla vita erano presenti miliardi di anni fa.

© All rights reserved




